La Pigna

 

La Pigna era il battito cardiaco di una Sanremo che non esiste più. La vera città vecchia, ora la zona strutturalmente più dimessa ma ancora la più spontanea. E’ un intreccio di stradine coperte e piazzette, case a schiera sostenute da foreste di contrafforti, mischiati a colori opachi e lunghi silenzi: sensazioni che il turismo di massa non sa più riconoscere. La Pigna va visitata esclusivamente a piedi, il giro comincia da piazza Santo Stefano e sale fino al santuario della Madonna della Costa, il principale edificio religioso della città. Per comodità del visitatore, proponiamo la prima metà dell’itinerario. Innanzitutto bisogna capire il nome del quartiere, Pigna, derivatogli dall’essere raccolto intorno alla collina, appunto come le squame di una pigna.

Cittadella fortificata fondata intorno al Mille, è stata continuamente ampliata e rinforzata fino al Cinquecento per difenderla dalle aggressioni dei pirati. La Pigna comincia dalla trecentesca Porta di Santo Stefano, un arco di pietra in stile gotico che funge da séparé fra la città moderna e quella antica. Oltre la porta, al termine della breve via omonima, si svolta a sinistra nelle caratteristiche Rivolte San Sebastiano, coperte e fatte di gradini alti e sconnessi che conducono alla piazza dei Dolori , il cui nome è stato desunto dalla confraternita della confraternita di Nostra Signora dei Sette Dolori, che ha in affidamento l’Oratorio di San Sebastiano.  Costruito successivamente alla peste del 1502, l’oratorio è stato recentemente restaurato: l’ingresso dello stabile è protetto da un porticato con una scritta dipinta nel 1642, mentre l’interno è decorato con begli affreschi settecenteschi.

Piazza dei Dolori a Sanremo

Piazza dei Dolori a Sanremo

 

Uno sguardo al palazzo nobile della famiglia Gentile-Spinola, si scende per via del Pretorio dove ci sono i resti un antico sovrapporta al civico 5, si svolta poi in via Palma, la strada principale del versante occidentale del quartiere. Qui al numero 21 c’è la casa dei Manara “la migliore che nel 1538 eravi in Sanremo”, perciò scelta per ospitare il papa Paolo III, in quell’anno diretto a Nizza. Altro illustre ospite per il Palazzo dei Conti Sapia Rossi, in via Montà 18 che sale alla via Palma da porta Montà: vi soggiornò nel 1794 il generale Napoleone Bonaparte.

Ritornando su via Palma si cammina fino a piazza San Giuseppe, ove si staglia l’omonima chiesa. Fondata alla fine del Seicento, la Chiesa di San Giuseppe, fu terminata soltanto nell’Ottocento. Sopra il portale esterno c’è la statua del santo, all’interno la decorazione è eclettica. Al centro della cupola, lo stemma di Sanremo testimonia l’importanza civile di questa chiesa presso la quale si riunivano le confraternite dei Muratori (cappella a sinistra dell’altare) e degli Agricoltori (cappella a destra). L’altare maggiore, in marmo è opera dello stesso ingegnere, Soli, che progettò le ville di Nobel, Angerer, Fiorentina, fra le più belle della città. Sopra l’altare un crocefisso cinquecentesco. Al centro del presbiterio, un altro altare di pietra, con decorazioni scolpite in bassorilievo che somiglia ad un antico sarcofago. In realtà si tratta di un abbeveratoio per cavalli e muli, che il Comune aveva collocato nel 1928 presso la stazione ferroviaria, dove c’era il parcheggio delle carrozze. Negli anni Cinquanta scomparse le carrozze, il Comune tolse l’abbeveratoio e il parroco di San Giuseppe decise di utilizzarlo, in maniera originale, come altare. Anche il fonte battesimale accanto alla cappella di destra, era un pozzo da giardino. Da notare pure la piastrella esagonale di marmo giallo vicino al confessionale, che custodisce una conchiglia fossile.

A fianco alla chiesa le Porte di San Giuseppe, uno dei più begli esempi di architettura medievale della città, che sono state recentemente restaurate. Attraversando l’arco si accede alle Rive di San Giuseppe che conducono sulla sommità del colle, dove la Pigna lascia spazio alla mole inconfondibile della Madonna della Costa. Questo edificio secentesco, che rappresentò nei secoli un sicuro punto di riferimento per i naviganti che si avvicinavano alla città, conserva al suo interno (sontuosamente decorato con marmi e stucchi) alcune statue in legno del Maragliano, dipinti di Domenico Fiasella, Giulio Cesare Procaccini, Bartolomeo Guidobono. Sovrasta l’altare maggiore il quadro ovale della Madonna della Costa, dipinto ad olio attribuito a Nicolò da Voltri.

Per ritornare verso il mare, percorriamo l’acciotolato di fronte alla Madonna della Costa, scendendo ai Giardini Regina Elena: intitolati alla regina del Montenegro che era ospite abituale della città dei fiori,  furono il risultato della ricostruzione successiva al terremoto del 1887 che distrusse Bussana Vecchia. Dal belvedere si può godere una vista spettacolare sulla città, sul porto e sul golfo di Sanremo.

Una breve scalinata conduce alla piazza San Costanzo, dove sorge l’Oratorio di San Costanzo, uno dei siti religiosi più antichi della città che venne ricostruito dopo il terremoto. Da qui scendendo verso destra si raggiunge con una scalinata la piazza Santa Brigida, dove sorge l’omonimo Oratorio di Santa Brigida. Di qui ritorniamo sui nostri passi raggiungendo piazza dei Dolori e poi piazza Cassini.



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