L’oliva taggiasca

<b>La raccolta delle olive</b> - Foto APT RdF

L’oliva taggiasca, deve il suo nome all’importante borgo medievale di Taggia, dove fu introdotta in epoca medievale dai cistercensi dell’abbazia di Lerino, situata sull’isola di fronte all’odierna Cannes.

L’olivo di varietà taggiasca caratterizza il paesaggio della Riviera ligure di Ponente ed è un albero imponente che supera spesso i 10 metri di altezza e  può produrre frutti per ben 600 anni.

Oggi in Provincia di Imperia sono oltre 850 gli olivicoltori iscritti al consorzio dell’olio extravergine di oliva “Riviera dei Fiori” DOP e la produzione annua si aggira intorno ai 550 mila kg di olio certificato.

La produzione da olive Taggiasche rappresenta solo lo 0,5 % della totalità italiana ed è anche la sua rarità che la rende così famosa soprattutto per la sua qualità delle caratteristiche organolettiche molto apprezzate da tutti i gastronomi.

Le olive taggiasche hanno una colorazione dal verde, al marrone, al nero e sono relativamente piccole, ma estremamente gustose e ricche d’olio alla spremitura, e sono raccolte ancora a manocon il metodo dell’abbachiamento sulle fasce strappate alle Alpi marittime. Si possono trovare in commercio sia in salamoia sia in forma di patè d’oliva.

L’olio extra vergine di oliva di cultivar Taggiasca di colore giallo-verde risulta molto delicato e fruttato, ideale per accompagnare i piatti della cucina ligure di terra e di mare e le insalate, rappresentando un ingrediente fondamentale della dieta mediterranea.

 

 

 


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